Tacito - Libro unico

Capitolo Par. 42

Aderat iam annus, quo proconsulatum Africae et Asiae sortiretur, et occiso Civica nuper nec Agricolae consilium deerat nec Domitiano exemplum. Accessere quidam cogitationum principis periti, qui iturusne esset in provinciam ultro Agricolam interrogarent. Ac primo occultius quietem et otium laudare, mox operam suam in adprobanda excusatione offerre, postremo non iam obscuri suadentes simul terrentesque pertraxere ad Domitianum. Qui paratus simulatione, in adrogantiam compositus, et audiit preces excusantis, et, cum adnuisset, agi sibi gratias passus est, nec erubuit beneficii invidia. Salarium tamen proconsulare solitum offerri et quibusdam a se ipso concessum Agricolae non dedit, sive offensus non petitum, sive ex conscientia, ne quod vetuerat videretur emisse. Proprium humani ingenii est odisse quem laeseris: Domitiani vero natura praeceps in iram, et quo obscurior, eo inrevocabilior, moderatione tamen prudentiaque Agricolae leniebatur, quia non contumacia neque inani iactatione libertatis famam fatumque provocabat. Sciant, quibus moris est inlicita mirari, posse etiam sub malis principibus magnos viros esse, obsequiumque ac modestiam, si industria ac vigor adsint, eo laudis excedere, quo plerique per abrupta, sed in nullum rei publicae usum ambitiosa morte inclaruerunt.
Era ormai giunto l'anno in cui si doveva sorteggiare il proconsolato d'Africa e quello d'Asia e la recente uccisione di Civica non poteva non essere un avvertimento per Agricola e un valido precedente per Domiziano. Alcune persone, bene informate delle intenzioni del principe, avvicinarono Agricola in forma ufficiosa per sondare se fosse disposto a recarsi come governatore in una provincia. Cominciarono con aria distaccata a lodare i vantaggi di una vita tranquilla, poi offrirono il loro interessamento per far accettare al principe la sua rinuncia e alla fine, ormai a carte scoperte, con pressioni sfioranti la minaccia, lo condussero da Domiziano. Costui, pronto a fingere e con tono di sdegnosa degnazione, ascoltò la preghiera di esonero e, nell'accoglierla, ebbe il coraggio di stare a sentire i ringraziamenti senza arrossire dell'odiosa sua concessione. Non offerse tuttavia ad Agricola lo stipendio proconsolare, per consuetudine accordato e che lui stesso aveva già concesso ad altri: offeso forse perché nessuna richiesta era venuta da Agricola o forse per il timore che risultasse aver egli comprato un rifiuto imposto. È tipico della natura umana odiare chi si è offeso; Domiziano, d'altra parte, pur incline per indole all'ira tanto più implacabile se soffocata, era in parte acquietato dalla misurata prudenza di Agricola, che non cercava la gloria sfidando la morte con spavalderia e con vana esibizione di libertà di spirito. Sappiano coloro che son soliti ammirare i gesti di ribellione che anche sotto cattivi prìncipi vi possono essere uomini grandi e che una riservata obbedienza, se accompagnata da energica operosità, può innalzare al vertice di quella gloria di cui molti si ammantano ostentando il sacrificio della propria vita, attraverso arduo percorso e senza vantaggio per lo stato.